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Archivio Marzo 2007

Il quadro del tè

31 Marzo 2007 12 commenti

Un giorno mi recai presso il "museo dei ricordi" della città di K., un museo ben strano, che raccoglieva i ricordi più belli di alcuni esseri umani, trasposti, con il sistema del dream painting* , su tele dal formato piuttosto grande (forse 2m x 2m o giù di lì) una moda molto in voga nel XXI sec. che permetteva a quei poveri esseri umani di fissare i loro ricordi per tutta la vita, con l’illusione di renderli eterni. La normativa sul dream painting imponeva un solo limite alla trasposizione: la bellezza del ricordo. La ratio risiedeva nell’esigenza di soddisfare innanzitutto la salute dei cittadini i quali, ormai abituati soltanto ai ricordi e ai pensieri negativi, non progredivano né socialmente, né culturalmente né, tantomeno, economicamente, creando una società statica e fossilizzata sulle vecchie abitudini. Ma, vi era una seconda motivazione al divieto: il recupero del senso estetico di quella società, appagata esclusivamente dalla soddisfazione di fondamentali esigenze pratiche, però inconsapevole delle proprie esigenze spirituali. A volte penso che sarebbe bello farlo ancora ai nostri giorni, per prevenire un ennesimo declino della nostra società. Comunque. Fui enormemente colpita da un quadro dal formato più piccolo rispetto agli altri, che raffigurava un uomo e una donna seduti al tavolino di una sala, presumo un bar, con due tazze di tè e intenti a chiacchierare, guardandosi negli occhi. Mi trasmise una tale profonda sensazione di serenità e armonia, di perfezione, che volli fantasticare sul loro incontro, sulle loro sensazioni in quell’occasione, sul motivo di tanta armonia. Preciso che il ricordo apparteneva alla donna, quindi le mie fantasie si sono focalizzate soprattutto sulla sua persona. Ecco la mia storia: ..quello fu il tè più dolce di tutta la sua vita. Mentre ascoltava l’uomo raccontare, ogni tanto pensava al momento che stava vivendo e un leggero mancamento la obbligava a tenere la testa con una mano sotto il mento. Considerando il fatto che trascorse la maggior parte di quelle tre ore con il mento poggiato sulla mano, forse si può parlare di "generale stato confusionale", generato dall’incredulità e dallo stupore di trovarsi in quel luogo e con quell’uomo. Pensò più volte di aver sognato tutto, invece lei, con la sua immensa immaginazione, non avrebbe potuto pensare una serata così perfetta, come un capolavoro d’altri tempi, come una sinfonia immortale, come un’alba che incanta e lascia senza fiato. Perfetta. Tutti gli elementi del capolavoro erano in armonia, le parole si susseguivano come se le loro menti fossero collegate da un filo sottile, i gesti naturali, l’atteggiamento spontaneo e rilassato, tranne che per quella testa che faticava a reggersi da sola, tanto era fra le nuvole. Ma, d’altra parte, non poteva essere diversamente, sorseggiare un tè caldo con l’uomo che le era entrato nel sangue, e sopratutto nel cervello, e circolava tranquillamente nel suo corpo notte e giorno, togliendole il sonno e, ora, togliendole pure il respiro era, sicuramente, più di quanto avrebbe mai osato immaginare. Era, anche, tutto ciò di cui si sarebbe accontentata, non potendo, assolutamente, pretendere di più da quell’uomo, considerata la situazione. Sarebbe stato sufficiente non perderlo, non tagliare quel sottile filo tra le loro menti, avere ancora la possibilità di ascoltare la sua voce pacata e rassicurante, sentire la sua forza, sorridere delle sue cravatte. Non che i suoi pensieri fossero totalmente casti..tutt’altro. Non che non immaginasse di interrompere quel meraviglioso flusso di parole con un bacio..con l’immaginazione osava anche di più. Non che il pensiero di fare l’amore con quell’uomo la facesse dormire..trascorreva notti insonni. Semplicemente, consapevole dell’impossibilità di vivere quell’ amore, si accontentava della sua amicizia, pur di non perdere una persona così speciale. Lui. Come fu quel tè per lui? Un normalissimo tè al limone. Niente di più. Bevuto in compagnia di una persona simpatica e gradevole che pendeva dalle sue labbra e che, qualche volta, lo faceva ridere. Niente di più. Adorava raccontare, parlare, scrivere, lo sapeva fare, perché adorava le parole e le usava nel modo migliore ( il modo migliore era l’unico che conosceva per fare ogni cosa) e quella persona, che amava ascoltare, gli dava la possibilità di esprimere la sua dote naturale. Non che gli fosse totalmente indifferente..certi suoi decolleté lasciavano intravedere delle grazie sulle quali era impossibile non far cadere lo sguardo ma lui, uomo di ragione, non si lasciava di sicuro incantare da così poco. Certo, quella persona aveva un misto di ironia, sensualità e ingenuità che la rendeva interessante ma lui, uomo di ragione, aveva esigenze differenti. Attese il momento giusto, e tirò fuori dalla tasca della sua giacca una piccola scatola, di quelle utilizzate per contenere colori acrilici, porgendola alla donna dicendo una frase del tipo “visto che ti è piaciuto..ho pensato..”, lei non capì immediatamente che quello era un dono, e riuscì solo a farfugliare, oltremodo stupita, la domanda standard: “è per me?! Grazie” e fece la cosa che le riusciva meglio nella vita: arrossì. Un colore, mille parole. L’uomo aveva già notato quella sua particolarità, qualche volta capitava anche a lui di arrossire senza un motivo apparente, e non vi fece caso più di tanto, come non diede troppo peso al momentaneo stato di confusione della donna. Un piccolo dono, fatto col cuore, per gratitudine nei confronti di una persona tanto sincera,disinteressata e devota perché, se una cosa aveva intuito della sua personalità era la spontaneità, che le impediva di fingere interesse per qualcosa o qualcuno. Tanto bastava perché meritasse un segno di gratitudine da parte sua e lui, animo nobile, fece quello che era giusto e sentiva di fare. La nobiltà di un uomo si intuisce dai piccoli gesti, soprattutto nei confronti di persone che non rivestono cariche o divise…e lui era, in tal senso, nobile. Sarebbe bello conoscere il contenuto della scatola, per pura curiosità, perché in realtà non ha alcuna rilevanza, avrebbe potuto essere un anello di diamanti o un quarzo bianco, a lei interessava il pensiero, null’altro. Cosa accadde nei giorni successivi non l’ ho immaginato, ma presumo che la donna, dopo il trasferimento del ricordo, abbia riposto lo stesso nella casella “dimenticatoio” del suo cervello, non dandogli più alcun peso, un po’ per salvare il suo equilibrio mentale, un po’ per tutelare la propria vita. *Il dream painting è una vecchia tecnica di riproduzione dei ricordi, che permetteva di dipingere letteralmente i propri ricordi su tela, era sufficiente dotarsi di un piccolo strumento per il collegamento degli elettrodi dal cervello al pennello in modo che questo potesse dipingere il sogno. (nell’immagine un dipinto di Jack Vettriano "Back where you belong")

Strudel di mele perplesso.

30 Marzo 2007 7 commenti

Qualche giorno fa, mentre tagliuzzavo le mele per il mio strudel, ascoltavo distrattamente la radio. Si parlava del sequestro del giornalista Mastrogiacomo in Afghanistan, delle polemiche tra Italia e Stati Uniti riguardo alla gestione dei sequestri “internazionali”, degli scambi tra rapiti e terroristi e, sentendo le dichiarazioni di alcuni politici “faremo sempre di tutto per liberare i nostri connazionali” (compreso dare soldi, come si mormora) ho avuto un sussulto, anzi mi è sembrato che anche i pinoli dentro la ciotolina di vetro si siano mossi, e ho pensato “ohibò, i sequestri internazionali si gestiscono in modo ben diverso da quelli nazionali!”. Stendevo la sfoglia e pensavo che, all’interno del territorio nazionale, vige la legge del blocco dei beni, per evitare che alla famiglia del sequestrato venga la tentazione di trattare con i delinquenti, pagando il riscatto. Aggiungevo le mele, i pinoli, la cannella e immaginavo cosa avrebbero detto i nostri “uomini delle Istituzioni” se i sequestratori di Titti Pinna, rapito mesi fa e non ancora liberato, avessero chiesto la scarcerazione di Matteo Boe in cambio di Pinna. Avrebbero adottato la linea dura o quella morbida, pur di “salvare un nostro connazionale”? O non siamo connazionali? Ho infornato tutto a 180° per circa mezz’ora. (nella foto ammirate la cannella su www.cibo360.it, per vedere e assaggiare il mio strudel dovrete passare in pitz’e cuddu monti)

Basta poco.

28 Marzo 2007 2 commenti

Basta poco per rendere felici gli esseri umani. A volte, è sufficiente un piccolo dono, un regalo che li faccia tornare bambini, un gesto simbolico, un consiglio dato col cuore. Ecco, io vorrei dare piccoli momenti di felicità ad alcune persone, col cuore, ma in punta di piedi, sottovoce, anche in modo anonimo, come fanno i veri benefattori. Vorrei regalare al p.m. Woodcock l’abbonamento, a vita, ad Evatremila, per essere sempre aggiornato sui rendez-vous delle veline. Installerei una telecamera nella toilette di Corona, per farlo sentire meno solo e più sereno, nel momento del bisogno. Mi piacerebbe trovare un lavoro per gli Zero Assoluto, nel settore dell’agricoltura, che so, nei campi di cotone, per permettergli la gioia di cantare per tutto il giorno, sottovoce, piano piano. Regalerei a chi parla alle mie spalle una macchinetta per leggermi nel pensiero, per rassicurarli del fatto che nel mio cervello non c’è spazio per loro. Concederei alle Poste Italiane la possibilità di vendere anche frutta e verdura così, tra libri, cd, carciofi e patate, la bellezza soave dei dipendenti risalterebbe ancor di più. In fondo, basta così poco… (ah, i puffi blu! Loro sì che puffano bene..li trovate qui www.elite.blog.tiscali.it)

Una piccola ode

28 Marzo 2007 1 commento

Una piccola ode, dedicata ad una creatura indimenticabile, simbolo di tutti i suoi simili. E’ nata dopo una visita al Regno della Burocrazia, situato in uno dei viali più belli della città di K. Ode all’impiegata dell’INPS Suprema Signora, Divina Matrona, Per quali vie sei giunta al Sacro trespolo? per quali valli hai vagato solinga? Sol tu conosci la risposta ma, misteriosa, celi il tuo segreto sotto coltri di adipe informe. O Immensa, o Tanta, mai beltà ti riconobbe, mai dolcezza ti sfiorò Eppur sì tonta, per i sempiterni corridoi inpsiani tu erri creando sdegno e ilarità per così immensa stupidità. O Tanta, o Tonta, ritorna a casa, fatti più in là e lascia il posto a Qui Quo Qua. (la foto proviene naturalmente da www.cloudappreciationsociety.org)

Cosa può fare un salame tra le dita maledette…

27 Marzo 2007 5 commenti

E, mentre la vostra giraffa è impegnata a cucinare per un elefante alato che è passato a trovarla, leggete un pochino cosa può fare una fettina di salame, nel racconto di un navigante, senza dubbio impertinente… G. P.S. all’amico elefante offrirò due spaghetti alla carbonara, preparata alla mia maniera, con tocchetti di pancetta affumicata, soffritti in padella, con un po’ di cipolla e un goccio di vino bianco, le uova e una spruzzata di prezzemolo, sapete, poverino, si è messo a dieta..

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Mia diletta rospetta

24 Marzo 2007 12 commenti

L’anno scorso ho partecipato alla terza edizione del Festival delle lettere, un concorso dedicato a chi, come me e altre migliaia di persone, ama scrivere lettere con carta&penna. La mia lettera non ha vinto alcun premio ma poco importa, ero ispirata, avevo voglia di scriverla, mi sono divertita a farlo e consiglio, a chi ama far scorrere la penna sul foglio, di partecipare! Ed ora, con un po’ di pudore, pubblico la mia lettera:

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